Vesuvio

Si tratta di un vulcano particolarmente interessante per la sua storia e per la frequenza delle sue eruzioni. Fa parte del sistema montuoso Somma – Vesuvio ed è alto 1281 metri. È situato leggermente all’interno della costa del golfo di Napoli, ad una decina di chilometri ad est del capoluogo campano.
Il Vesuvio costituisce un colpo d’occhio di inconsueta bellezza nel panorama del golfo, specialmente se visto dal mare con la città sullo sfondo. Una celebre immagine da cartolina ripresa dalla collina di Posillipo lo ha fatto entrare di diritto nell’immaginario collettivo della città di Napoli, sebbene dagli abitanti del luogo sia considerato uno stereotipo al pari del celebre sole – mare – mandolino
La distruzione di Pompei ed Ercolano
Non fu solo, Plinio, nella sua morte; poiché, anche se molti degli abitanti delle città vesuviane furono in grado di trovare una via di fuga, l’improvvisa e sopraffacente pioggia di cenere e lapilli fece si che non pochi di loro perirono nelle strade. Se consideriamo l’efficace narrazione succitata che si riferisce a località site a distanza di sicurezza, è immaginabile quel che si verificò alle pendici del vulcano.
Le città stesse scomparvero alla vista, sepolte sotto almeno 6 metri di materiali eruttivi, e come molte altre cose, con il passare del tempo, furono sepolte anche nella memoria.
Le desolate distese che avevano visto la vita vivace e ricca, ora erano evitate e oggetto di terrori superstiziosi. Per molti secoli restarono completamente dimenticate.
Oggi, peraltro, grazie anche a studi comparati con vulcani simili al Vesuvio, si sono chiariti numerosi aspetti di quell’eruzione che, ben descritti da Plinio il giovane, erano stati considerati viziati da eccessiva fantasiosità.
In particolare, le caratteristiche diverse dei fenomeni che interessarono Pompei e Stabia rispetto ad Ercolano: le prime furono sommerse da una pioggia di cenere e lapilli che, salvo un intervallo di alcune ore (trappola mortale per tanti che rientrarono alla ricerca di persone care e oggetti preziosi), cadde ininterrotta.
Ercolano, non fu investita nella prima fase, ma quasi dodici ore dopo, e, sino alle recentissime scoperte, si era pensato che tutti gli abitanti si fossero posti in salvo. Diversa fu la natura dei fenomeni che interessarono questo piccolo centro, molto più elegante e raffinato delle commerciali Pompei e Stabia.
Infatti, il gigantesco pino di materiali eruttivi prese a collassare e, per effetto del vento, un’infernale mistura di gas roventi, ceneri e vapor acqueo, investì l’area di Ercolano. Coloro che si trovavano all’aperto ebbero forse miglior sorte, vaporizzati all’istante, di chi trovandosi al riparo ha lasciato tracce di una morte che, pur rapida, ebbe caratteristiche tremende. Il fenomeno è oggi conosciuto come “nube ardente” o frane piroclastiche.
Al calar della sera del secondo giorno, l’attività eruttiva iniziò a calare rapidamente fino a cessare del tutto. L’eruzione era durata poco più di 25 ore, durante le quali il vulcano aveva espulso quasi un miliardo di metri cubi di materiale.